Alcuni commentano i post che pubblichiamo qui e sulla nostra pagina FB, “tirandoci le orecchie” perché non considerano conforme agli standard (quali?) l’esperienza che abbiamo vissuto in gruppo sul Cammino e la modalità di raggiungere Santiago de Compostela nel modo organizzato che proponiamo.

Ebbene sì, lo confesso, ad agosto 2017 con un gruppo di amici “in Cammino per Cecilia” non mi sono solo spiritualmente arricchito … ma mi sono proprio divertito!

Abbiamo goduto i magici momenti in cui ci si imbatte camminando da Saint Jean Pied de Port a Santiago, abbiamo cantato, ballato, brindato, riso; cosa c’è di male?

Non credo sia qualcosa di cui vergognarsi, anzi.

Al contempo ognuno di noi, singolarmente o condividendo il momento con altri, ha vissuto emozioni, ha trovato una spalla su cui appoggiarsi, si è messo in contatto con se stesso, ha sentito qualche lacrima scorrere sul viso.

Ho pure vissuto il Cammino da solo, zaino in spalla per oltre ottocento chilometri, e conosco bene la differenza tra le due esperienze; proprio per questo posso dire che entrambe lasciano dentro un ricordo indelebile.

Il Cammino è il Cammino: è lì da percorrere, è lì ad accoglierci, è lì per farci riflettere, è lì per aiutarci a trovare le risposte, è lì che aspetta che il viandante lasci qualcosa di sé che altri possono raccogliere.

Perché precludere a qualcuno di conoscerlo (il Cammino), imponendo loro modalità che oggi possono risultare inaccettabili ma che domani, una volta comprese le ragioni, saranno desiderate e vissute?

Mi piace riprendere un’espressione di Gandhi: “Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola della nostra condotta è la tolleranza reciproca.”

Ivan Rota
21 dicembre 2017